Caritas diocesana e associazione San Martino promuovono campi di lavoro estivi in Albania
Ripartono i campi di lavoro estivi in Albania, promossi dalla Caritas diocesana e dell’associazione di volontariato “San Martino”, che da quattordici anni, ininterrottamente, operano attraverso centinaia volontari nella zona dei Balcani. Un modo diverso per trascorrere le vacanze estive ma soprattutto un percorso educativo e di sensibilizzazione importante per i giovani. Dal 30 luglio al 10 agosto sarà impegnato il primo gruppo composto da dodici volontari e guidato dal veterano Carlo Sileo, che opererà in diversi ambiti per portare a termine il progetto della Caritas diocesana a Shengjin e Ungrej, villaggio montuoso a nord dell’Albania, e per svolgere attività di animazione e di sostegno ai più bisognosi, in una zona dove le condizioni di vita della popolazione sono assai precarie. “Porteremo avanti la ricostruzione e la ristrutturazione di poliambulatori e l’alternanza di medici italiani con varie specializzazioni, ma anche il progetto Parla più forte, destinato ai bambini affetti da patologie uditive, che oltre alle terapie già in atto e al recupero di protesi per l’udito, prevede l’istituzione di un centro di eccellenza a Pllane per la diagnosi precoce attraverso apposite strumentazioni - spiega Nicola Cimadoro responsabile del settore emergenze all’estero della Caritas diocesana -. In più con il progetto “Verso la montagna”, da quest’anno, vorremmo sviluppare le caratteristiche tipiche del territorio locale”. “In questi anni, il lavoro dei volontari ha portato ad un’ opera di ristrutturazione dell’ospedale - spiega Carlo Sileo, capogruppo dei volontari -, ad un’urbanizzazione del villaggio e alla sistemazione di una scuola con 220 alunni; ora stiamo pensando ad un progetto sanitario molto importante, riguardante il problema dell’igiene dentale, totalmente assente nei bambini albanesi”. A settembre le attività estive si concluderanno con l’ultimo gruppo composto in prevalenza da medici ternani che collaboreranno alle attività specialistiche negli ambulatori medici locali. «L’esperienza di servizio nei campi di lavoro è un valido strumento di educazione alla solidarietà - ricorda Nicola Cimadoro, responsabile del settore emergenze all’estero della Caritas diocesana -, capace di far superare la diffusa mentalità assistenziale, sviluppando la concezione della carità come prossimità e condivisione. Sono momenti di crescita per le persone che vi partecipano e si sono rivelati non solo un luogo di lavoro a vantaggio dei fratelli meno fortunati, ma occasione di riflessione, di confronto, di acquisizione di esperienze tra i componenti i gruppi e con la gente locale. La condivisione di problematiche e sofferenze impensabile, spinge il volontario ancora di più ad voler esserci per contribuire alla costruzione di un futuro migliore, cercando di rimuovere le cause delle sofferenze e delle ingiustizie. La visita ai villaggi rimane per molti un momento indimenticabile: è lì che ci si trova di fronte a bisogni veri di coloro che con dignità si trovano a vivere una vita colma di sofferenze e a volte di solitudine, senza nemmeno il minimo necessario per la sopravvivenza».
29/7/2010 ore 3:18
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