05/06/2020 ore 18:17
Università: lo sfogo di Ciano Ricci Feliziani riguardo ai ritardi con i quali sta andando avanti il progetto del polo ternano
Si sfoga Ciano Ricci feliziani, segretario generale dell'associazione culturale per Terni Città Universitaria. E fa il punto della situazione, attraverso una attenta nalisi che pubblichiamo integralmente. La necessità di rimettere in discussione, rivedere e aggiornare il Patto di territorio siglato a Palazzo Chigi, che avevamo evocato in occasione del convegno sulla sperimentazione clinica delle cellule staminali - afferma Ricci feliziani -, è diventato un punto centrale nell’agenda economica e amministrativa della città. Nello scorso mese di novembre segnalammo l’assoluta urgenza di promuovere la nascita del Distretto tecnologico dell’Umbria, ma anche di precisi impegni governativi per il radicamento delle attività universitarie nell’ambito del Ternano e per l’interconnessione dei centri di ricerca e dei laboratori accademici con il mondo dell’impresa. I due anni e mezzo trascorsi dalla firma del Patto di Territorio, infatti, non hanno prodotto quei risultati attesi per la realizzazione a Terni di un Polo dei materiali speciali, che poteva mettere intorno ad un grande progetto non solo l’acciaieria – che peraltro si appresta a darsi una leadership europea – ma anche le industrie del polo chimico, i centri di ricerca sulle nano e biotecnologie, il mondo dell’università. E intorno alla ricerca sulle cellule staminali, intorno alla realizzazione della nuova sede della Facoltà di Medicina, in sinergia con le attività svolte nel polo scientifico di Pentima, si sarebbe potuta accelerare la programmazione di quel Polo Biomedicale, costruito intorno alle eccellenze nella ricerca.
Ed è proprio su questi versanti che il territorio segna ancora il passo e rischia un ineluttabile declino. Rispetto al modello di decentramento universitario sviluppatosi a Terni, ad esempio, non si è ancora cominciato a discutere degli effetti del “Decreto Mussi”, che impone standard qualitativi molto elevati e che avrebbe l’effetto di dimezzare il Polo scientifico e didattico provinciale. Non si è ancora avviato un confronto decisivo sulla reale capacità del sistema economico territoriale di supportare questo modello di decentramento, fatto di 6 facoltà e di 13 corsi di laurea. Non si è aperta una verifica, piuttosto, sulla proposta di coloro che ritengono più opportuno, urgente ed efficace riposizionare l’offerta didattica in direzione di un modello a più spiccata vocazione scientifica. A primavera, con la consegna della sede realizzata dall’Ater nello stabile della ex Milizia, dovrebbe entrare in funzione anche il Centro di ricerca sulle cellule staminali. Eppure, con tempi così stringenti, non c’è ancora la convenzione con la Regione dell’Umbria per i laboratori. E, ancora, non è chiaro chi dovrà prendere in gestione lo stabile realizzato nelle adiacenze dell’Azienda ospedaliera “Santa Maria” e, tantomeno, dove potranno essere reperiti i finanziamenti per lo start up (acquisto delle attrezzature e avvio delle attività di ricerca), nell’ordine di diversi milioni di euro. E’ di tutta evidenza, quindi, che diventa necessario avanzare proposte concrete e cominciare ad affrontare queste criticità con intenti costruttivi. Il quadro della programmazione regionale, del quale è possibile cogliere l’occasione con l’avvio della discussione sul prossimo piano sanitario, risulta decisivo per realizzare un quadro di riferimento certo e funzionale allo sviluppo dei Centri di ricerca (da quello sulle staminali a quello di Villa Palma sui tumori del professor Giordano). Riteniamo, pertanto, che vi siano le condizioni per aprire un tavolo di confronto con la Regione dell’Umbria e l’Università degli Studi di Perugia, sul versante della realizzazione di progetti di ricerca già maturi per la loro attuazione in questo territorio. Evitando di commettere errori strategici come quello che fu compiuto non cogliendo l’occasione di entrare nell’IRCCS regionale, al contrario di quanto fatto dal Comune di Perugia. L’anno 2008, dopo il fiorire di tante aspettative sullo sviluppo di progetti legati alla ricerca, diventa decisivo per la loro concreta attuazione. Dando una ricaduta diretta, in termini di occupazione qualificata e di specializzazione professionale, ai tanti giovani laureati che, attualmente, sono costretti a trovare soluzioni al di fuori della nostra città e regione. E’ fermando la fuga di cervelli che si comincia ad arrestare quel processo di declino, del quale si colgono i sintomi nel tessuto socio-economico ternano. Grandi responsabilità nella realizzazione di questi obiettivi fanno capo alla classe dirigente politica al governo della città. Ed è, quindi, necessario che si affermi un nuovo protagonismo propositivo che parta da quelle forze sociali più avanzate, per rilanciare i processi in atto e aprire un confronto a tutto campo sulle prospettive di Terni nei prossimi anni. E’ aperta da tempo una riflessione che non può caratterizzarsi sulla sterile contrapposizione, ma che dovrebbe vertere sulla ricerca di comuni idee e programmi per collocare l’Umbria e Terni in un contesto nazionale ed europeo di eccellenza".
7/2/2008 ore 12:45
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