24/11/2020 ore 13:07
Economia: Stefano Vinti (Prc) attacca gli istituti di credito di fuori Umbria "scesi nella nostra regione con lo scopo di 'fare spesa' "
“La maggiore partecipazione delle banche umbre al Patto per lo Sviluppo è positiva se ciò comporterà una reale loro compartecipazione al processo di crescita della nostra regione”. Inizia così un intervento di Stefano Vinti, capogruppo del Prc-Se in Consiglio regionale che cita un’indagine presentata dal Dipartimento di discipline giuridiche e aziendali dell’Università di Perugia sul sistema bancario regionale. “Da un lato – sottolinea l’esponente di opposizione - i tassi di interesse a breve-medio termine praticati nella nostra regione sono superiori alla media del centro Italia dello 0,86%, handicap che sale all’1% se il raffronto viene fatto sulla media nazionale; dall’altro la redditività delle nostre banche si è accresciuta ed in modo particolare quella degli istituti locali che in questi anni sono entrati nell’orbita dei grandi gruppi nazionali”. “Si tratta di dati sconcertanti – continua Vinti - che erano stati comunque anticipati verso la metà dello scorso gennaio all’Istituto Tagliacarne che, con una sua indagine sui tassi medi per i prestiti a medio termine praticati dalle banche operanti nelle province del Centro nord nel corso del 2006, avvertiva del fatto che la nostra regione, in virtù dei tassi da ‘strozzini’ che vi erano stati praticati, aveva pagato un forte pegno al riguardo. Non a caso a Terni veniva assegnata la ‘maglia nera’ in una classifica formata da 67 capoluoghi di provincia e Perugia se la cavava appena meglio, risultando al 61° posto. Se andiamo a scavare più a fondo fra questi dati, ci accorgiamo allora che il raffronto fra Perugia (6,64%) e i capoluoghi delle regioni a noi confinanti si fa impietoso particolarmente con Firenze (4,63%), con un differenziale a nostro sfavore di oltre due punti. Detto in altri termini i perugini avevano pagato nel 2006 alle loro banche quote di interessi superiori del 50% rispetto a quelle poste a carico dei fiorentini. Altro grave neo era rappresentato dal fatto che le cose per Perugia erano andate peggio anche rispetto al rilevamento precedente del 2004, quando il tasso medio praticato nel capoluogo umbro era risultato, sia pure di stretta misura, inferiore: per l’esattezza al 6,59%. Un’inezia, se vogliamo, ma sufficiente per farci retrocedere di 19 posizioni nella classifica di cui sopra: un exploit all’incontrario che oltre a noi era riuscito soltanto a Siena e a Parma”. “Queste considerazioni, per meglio comprendere come ogni giorno, accingendosi a scalare la montagna di difficoltà che li attende, è come se i nostri imprenditori – afferma Vinti - si caricassero sulle spalle una zavorra considerevolmente più pesante di quella che grava su quelle dei loro concorrenti; un peso che a lungo andare diventa insopportabile da portare. Ed altrettanto vale per le famiglie umbre alle quali le banche sottraggono, con la concessione di piccoli prestiti, risorse che potrebbero e vorrebbero spendere assai più proficuamente per incrementare i loro consumi. “Così stando le cose non è esagerato comparare – conclude l’esponente di Rifondazione comunista - il comportamento delle grandi banche nazionali che sono calate in Umbria a quello di alcune delle multinazionali che sono venute ugualmente a ‘fare spesa’ nella nostra regione, dove hanno acquisito aziende sane al solo scopo di depredarne i brevetti e poi chiuderle. Il fine è lo stesso: ricavare il massimo dell’utile e che gli altri si arrangino. Ecco, perché, è auspicabile un ripensamento riguardo al significato della loro presenza in Umbria, una necessità non più rinviabile che la Regione ha il dovere di rappresentare con chiarezza e determinazione al Tavolo per lo sviluppo”.
15/3/2007 ore 5:34
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