04/06/2020 ore 19:16
Molino Silla: emozione e commozione per l'arrivo alla Comunità Incontro della icona pellegrina della Madonna del Rosario di Pompei
Si erano recati da Lei con un imponente pellegrinaggio due anni fa; e l’anno scorso, nel giorno della Supplica, ai piedi del suo santuario hanno aperto una loro casa. Questa domenica, 4 marzo, è stata Lei – e parliamo della Madonna del Rosario di Pompei – che si è recata alla loro casa, nella valle della Speranza di Amelia, alle porte dell’Umbria, dove Don Pierino Gelmini, l’ha accolta con i suoi ragazzi, con i loro famigliari ed amici, e con numerosi fedeli venuti fin dalle parrocchie di Terni. Questa visita si è resa “visibile” attraverso la cosiddetta “icona pellegrina della Madonna del Rosario di Pompei”, un preziosa riproduzione, fedele sotto tutti gli aspetti all’originale che, nella logica evangelica di Maria che si mette in viaggio per servire, durante l’anno viene portata in pellegrinaggio per le città d’Italia e del mondo – è stata anche in Australia, in Canada (Toronto, Montreal) - per far risvegliare la devozione al santo rosario e, soprattutto per rinvigorire il legame con la Madonna dove questo già esiste. Come è il caso della Comunità Incontro, dove molti giovani ogni sera pregano liberamente con la dolce preghiera del rosario. “Ancora una volta – ci ricorda Mons. Antonio Marrese, Cancelliere della Curia di Pompei e Delegato per la missione mariana, che egli conduce insieme ad altri sacerdoti, due suore ed alcuni laici – è lei che accorre e soccorre; come aveva fatto con la cugina Elisabetta, che attendeva la nascita di un figlio, così corre alla casa della rinascita di Mulino Silla, dove tante giovani vite ritrovano il sorriso e il gusto per la vita, dopo l’inferno e i percorsi di morte della droga”. “E’ come se fosse tornata qui mia mamma” – commenta Don Pierino ai piedi della sacra effige; ricordando quando, bambino, con lei correva, attraverso i campi del pra’ di pom e del cainin, già con la corona in mano, quando le campane del santuario della madonna di Rezzano chiamavano alla preghiera mariana. E con i suoi ragazzi e i fedeli presenti, prende tra le mani quella corona con cui tutte le sere, d’inverno accanto a fuoco, d’estate sui prati tagliati di fresco, insieme con i suoi ragazzi recita il rosario, affidando ad ogni mistero un’intenzione, per i suoi figli più sofferenti, per le famiglie, per la comunità, a Colei che tutto può presso il trono dell’Altissimo; alla mamma del sorriso, come viene venerata in tutto il mondo nelle case da lui fondate.
Mons. Marrese, prima della preghiera, ha spiegato ai presenti il significato, la storia, le testimonianze di santità intorno al rosario. “Non è la preghiera della terza età, ma è di tutti: è una sintesi del vangelo. Guardate ragazzi: nell’effige vediamo che su uno delle ginocchia la Madonna, che è mamma, tiene Gesù bambino; l’altro ginocchio è libero per noi”. “Come sarebbe contenta, mia mamma, in questo momento – ha detto Don Pierino ai suoi figli dell’amore – perché è lei che mi ha insegnato la devozione alla Vergine”. E ricorda che in una lettera, che tiene gelosamente incorniciata nella sua camera, sua madre per il giorno della prima messa gli aveva scritto: “Non dimenticare mai la devozione alla Madonna”. “Io, ragazzi miei – ha concluso – vi ho regalato una corona; tenetela con voi. Fuori di qui, forse non direte il rosario intero, ma una decina tutti la possono dire...” Una fila silenziosa, ordinata, commossa è salita lentamente sul palco, quasi un rosario di sofferenze e di speranze, di morti e di resurrezioni. Lacrime, mani protese a sfiorare la sacra immagine; mamme con i bambini in braccio, giovani con ancora le ferite della droga tenendo per mano i loro figli, fazzoletti e oggetti che toccano l’immagine della Vergine e del suo bambino, occhi che si soffermano su quei sacri volti. Una processione di suppliche e di speranze hanno chiuso l’incontro con un saluto, fattosi silente e raccolto nel cuore, alla mamma del cielo, alla Madonna del Santo Rosario. E un arrivederci a Pompei, alla fine di aprile, per il Convegno “Famiglia piccola chiesa”, che la comunità dedicata a tutti i suoi figli tornati alla vita e alle sue responsabilità, proprio all’ombra del Santuario propagatore della preghiera che sembra fatta apposta per la famiglia di ieri, di oggi, di sempre.
7/3/2007 ore 18:52
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