05/06/2020 ore 20:14
Chiusura uffici postali: il Pdl interroga la giunta regionale per fare il punto della situazione
“La Giunta regionale spieghi quali interventi urgenti intende adottare affinché si faccia chiarezza sulla reale volontà di Poste Italiane in relazione al piano di riorganizzazione degli uffici postali nei vari comuni dell'Umbria. E se non ritenga necessario che tale piano sia basato sull'utilità sociale e non esclusivamente sul rapporto tra costi/ricavi dei singoli uffici”. Lo chiede, con una interrogazione all'Esecutivo di Palazzo Donini, il consigliere regionale Massimo Monni (Pdl). L'esponente dell'opposizione a Palazzo Cesaroni spiega che “il piano di riorganizzazione, che Poste Italiane ha già inviato all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, rischia di portare alla chiusura di oltre mille uffici postali in tutta Italia e a quanto pare a questi si vanno ad aggiungere 638 sportelli da razionalizzare, il che comporterà la riduzione sia degli orari che dei giorni di apertura. Circa cinquanta uffici postali della regione Umbria sono finiti in questa sorta di lista nera di Poste Italiane: gli uffici che sono interessati da una possibile chiusura sono inevitabilmente ubicati nelle frazioni più piccole di molti comuni tra cui Annifo (Foligno), Borgo Cerreto di Spoleto, Castel Rigone (Passignano sul Trasimeno), Colpalombo (Gubbio), Fossato di Vico, Preggio (Umbertide), Spina (Marsciano), Bettona, Sant'Enea (Perugia), Castelnuovo d'Assisi, San Marco di Montefalco, Viole (Assisi), Castiglion Fosco (Piegaro), Castiglion della Valle (Marsciano), Citerna, Ilci, (Todi), Petrignano del Lago (Castiglione del Lago), Pozzo e Collesecco (Gualdo Cattaneo), Cesi Paese (Terni), Fabro e Sugano (Orvieto)”. Per Massimo Monni “appare evidente che un piano di tale rilievo non può essere portato avanti unilateralmente dall'azienda, anche perché comporta, oltre che un drastico calo dei servizi forniti, in particolare in zone come quelle delle frazioni e dei piccoli comuni già tendenzialmente carenti di una rete di servizi adeguata, anche un numero elevato di potenziali esuberi. Non a caso l'Anci ha precisato che ogni iniziativa deve avvenire 'in collaborazione con gli enti interessati e non unilateralmente'”. Inoltre, secondo Monni, queste chiusure avrebbero un peso enorme che andrebbe a scaricarsi, in particolare, sulle fasce più deboli della società: “Nell'ottica di una necessaria e comprensibile razionalizzazione della spesa non si possono colpire però servizi essenziali destinati a fasce della popolazione che già vivono e sopportano disagi considerevoli, non si può legittimare una distinzione tra cittadini italiani di serie A e di serie B che vivono nelle frazioni o nei piccoli comuni e già scontano un'inefficienza cronica di servizi, mentre proprio in questa direzione sembra muoversi il piano di razionalizzazione presentato da Poste Italiane. Dopo la riforma delle pensioni e del lavoro – conclude - non si può continuare a concentrarsi sulle solite categorie: pensionati, piccoli risparmiatori, frazioni, piccoli comuni, sono stati e continuano ad essere colpiti quasi fossero loro e solo loro a dover pagare il costo della crisi”.
15/9/2012 ore 0:24
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